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Cenni storici

Comano: nome ufficiale dell'abitato
e del Comune. La forma dialettale locale è Cumànn. Gli abitanti,
detti i Cumanés, sono soprannominati i Sgarbelée "i graffiatori",
nomignolo che trova oggi riscontri nel titolo del tradizionale giornalino
del carnevale di Comano. Il comune fa parte del circolo di Vezia
nel distretto di Lugano.
La popolazione residente oggi
è di 1706 abitanti; il forte incremento demografico lo si è registrato
nel dopoguerra passando dai 398 abitanti nel 1930 agli oltre1100
nel 1983. Il confine comunale segue in minima parte elementi naturali
del terreno, tratti di corsi d'acqua che solcano il territorio:
Val di Strìi, Val di Durònn, val da Trenscì, Val da Runch, val salvàdiga.
Comano è limitato a nord dai territori di Vaglio e Origlio, a ovest
da Cureglia, a sud da Porza e a est da Canobbio.
Ad un'altitudine di 511 m, Comano
è esposto a sud e sorge su un ampio terrazzo a semicerchio. L'antico
abitato, distinto in due nuclei compatti di pregevole fattura architettonica,
costituisce un tipico esempio di villaggio di collina del Luganese.
L'assetto territoriale di Comano
è rimasto si può dire inalterato dal Medioevo fino al secondo dopoguerra.
Attorno al nucleo originario, sui pendii lievi e mossi dei due versanti
della collina, si estende la campagna, un tempo territorio ubertoso
di viti, cereali e pascoli; da oltre un trentennio è in atto qui
una profonda mutazione dell'aspetto del territorio, conseguente
all'abbandono generale dell'agricoltura in forma primaria, che si
manifesta nella massiccia trasformazione di terreni di campagna
in zone residenziali.
Sopra il limite dei terreni coltivati
che cintura la collina sopra il paese al livello di circa 550m,
un tempo anche limite tra proprietà private e terreni patriziali,
inizia la vasta zona di selve castanili e boschi di latifoglie,
inframmezzati da radure di pascoli, che culmina al promontorio di
San Bernardo.
San
Bernardo: appunti su una festa.
Niente si sa di preciso sull'origine
dell'oratorio di San Bernardo; l'edificio risale alla seconda metà
del sedicesimo secolo, ma diversamente che per analoghi luoghi di
culto non sembrano essersi tramandate in paese leggende che ne raccontino
le circostanze della fondazione. Consuetudine largamente attestata
in ambito europeo era la presenza dell'eremita, solitario abitatore
di alcuni poveri locali annessi all'oratorio.
Personaggio caro alla devozione
popolare, l'eremita (più spesso laico che sacerdote), svolge un
ruolo preciso all'interno della comunità quale guardiano responsabile
del luogo di culto. Eremita al San Bernardo dal 1818 al 1832 fu
Valeriano della Romagna, al secolo marchese Ottavio Albicini di
Forlì, canonico, poi rivoluzionario cisalpino esule, predicatore
di fama, morto in odore di santità e sepolto nel santuario.
Oggi ancora a Comano e nei paesi
circostanti egli è ricordato come Ul Remitùr, considerato un santo
del popolo; la tradizione popolare ricorda l'impressione che esercitarono
certe sue prediche e gli attribuisce alcuni eventi sovrannaturali,
come il suono spontaneo della campana del santuario alla sua morte
o il soave odor di rosa che emanava dal suo cadavere posto in poltrona
in mezzo alla chiesa, dove a stento fu salvato dal popolo, il quale
voleva tagliare pezzi di tunica e di corda in ricordo.
A Comano la devozione a San Bernardo
sembrava comunque avere un carattere di intercessione e prevenzione
dalle calamità naturali, con processioni all'oratorio fin dal Cinquecento.
Oggi la festa si svolge la terza
domenica di agosto, ma i Cumanés hanno l'abitudine di trascorrere
sul Colle anche il lunedì successivo per il San Bernardìn.
Informazioni raccolte su:
"Repertorio toponomastico
ticinese"
redatto
dal Centro di ricerca per la storia e l'onomastica ticinese dell'Università
di Zurigo (CRT)
Edizioni Casagrande SA, Bellinzona
STEMMA COMUNALE
Spaccato: al 1° di rosso, a
tre gigli d'oro; al 2° bandato di rosso e d'oro.

E' l'arma della famiglia Tarilli,
ora estinta. Il Comune volle così ricordare Domenico Tarilli - 1.IX.1533
/ 26.II.1593, parroco di Comano dal 1561 alla morte, fondatore di
una scuola e autore delle ben note memorie seicentesche chiamate
"Cronaca di don Tarilli" (1560-1686). La sua arma figura su un affresco
del soffitto della casa Tarilli (XVI s.) e su un camino, in stucco,
nella casa Tarilli alla Posta, XVII s., ambedue a Cureglia. Il Comune
ha adottato l'arma con brisura.
Estratto da: Gastone Cambin,
ARMORIALE DEI COMUNI TICINESI, 1953
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